ROMA - Si stringe il cerchio sulle molecole che causano
la celiachia, l’intolleranza alla proteina dei cereali (glutine) che
può causare seri problemi di assimilazione e deperimento: scoperte
infatti le tre molecole tossiche responsabili della malattia, i
frammenti (peptidi) del glutine che scatenano la reazione immunitaria
nei pazienti. È un passo avanti enorme che accelera la corsa verso un
vaccino per questo male. Annunciata sulla rivista Science Translational
Medicine, la scoperta ha già portato all’avvio di una prima
sperimentazione su pazienti di una cura messa a punto sulla base dei tre
peptidi colpevoli, che consiste nella desensibilizzazione dei pazienti
al glutine, in pratica un vaccino che può bloccare la malattia prima che
faccia danni gravi all’intestino. La sperimentazione in corso è
condotta dalla compagnia biotech di Melbourne Nexpep Pty Ltd. La
scoperta è merito dell’equipe di Bob Anderson e di Jason Tye-Din del
Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research a Parkville,
Australia.
"È un risultato importante che ci attendavamo dal gruppo
di Anderson che da anni studia la celiachia ed è a caccia di questi
peptidi, ed è un risultato arrivato anche prima del previsto; ciò
permette grosso modo di dimezzare i tempi previsti per la messa a punto e
la commercializzazione di un vaccino, 5-10 anni contro i 15-20 ritenuti
necessari finora", ha commentato la notizia Italo De Vitis, dirigente
dell’unità di medicina interna e gastroenterologia dell’Università
Cattolica di Roma presso il centro integrato Columbus che è un presidio
accreditato per sorveglianza, prevenzione e diagnosi della celiachia. La
malattia è un’intolleranza che causa seri problemi all’intestino,
rovinandone le pareti. Come conseguenza di ciò il paziente non riesce
più ad assimilare vitamine, minerali ed altri nutrienti assunti con la
dieta e quindi anche gli altri organi ne risentono come se il corpo
fosse malnutrito. In Italia si stima vi siano 600 mila celiaci ma solo
100 mila di questi sono venuti allo scoperto e quindi hanno nua diagnosi
e tengono a bada la malattia, sostanzialmente non mangiando cereali e
tutto ciò che contiene glutine. Per gli altri il rischio è di gravi
carenze nutrizionali e quindi, a lungo termine, di danni all’organismo o
problemi di sviluppo nei bambini.
Il gruppo di Anderson, ha spiegato De Vitis, finora aveva
scovato la sequenza di amminoacidi del glutine responsabile della
reazione immunologica nel celiaco quando questo viene a contatto con la
proteina, ma restavano imprecisati i peptidi contenuti in questa
sequenza maggiormente responsabili della reazione immunitaria del
malato. Gli esperti australiani hanno arruolato un gran numero di
pazienti, 200, ed hanno fatto mangiare loro dei cereali. Dopo sei giorni
con un prelievo di sangue hanno isolato le cellule immunitarie artefici
della reazione al glutine ingerito giorni prima. Poi i ricercatori
hanno fatto ’incontrare‘ queste cellule (linfociti T) con 2700 peptidi
sospetti ed hanno trovato i tre che si accoppiano più saldamente alle
cellule. Tali tre composti sono quindi i peptidi che più di tutti
scatenano la reazione immunitaria e adesso sono oggetto di
sperimentazione in un test per vedere se, somministrando in piccolissime
quantità i tre peptidi ai pazienti, questi pian piano si
desensibilizzano nei confronti del glutine. "La scoperta è importante -
ha concluso De Vitis - perchè potrebbe fornire una cura per il 90-95%
dei celiaci e quindi assicurare il controllo precoce di questa malattia
prima ancora che arrechi danni all’organismo e senza dover rinunciare ai
cereali nella dieta".
Commento del prof. Umberto Volta, presidente CSN AIC
Forse non è ancora arrivato il momento di considerare
vinta la battaglia nei confronti della celiachia, ma certamente la
ricerca scientifica ha fatto un altro passo avanti estremamente
importante per trovare una cura definitiva alla celiachia. Il lavoro,
pubblicato dal gruppo di scienziati guidati dal Prof Tye-Din e dal Prof
Anderson sulla rivista Science Translational Medicine (21 luglio 2010),
fornisce dati di grandissimo interesse sul riconoscimento dei peptidi
di gliadina, che contribuiscono in modo determinante alla sviluppo
della celiachia. Il gruppo di ricercatori ha studiato le alterazioni del
sistema immunitario in 200 celiaci in relazione all’ingestione di
cereali, valutando la risposta dei linfociti T circolanti nei confronti
di differenti peptidi. Lo studio ha dimostrato che tre peptidi ben
definiti erano in grado di stimolare i linfociti T specifici per il
glutine. Questa scoperta getta sicuramente le basi per lo sviluppo di
una terapia desensibilizzante basata sulla somministrazione di piccole
dosi dei peptidi potenzialmente patogenetici, responsabili
dell’attivazione della risposta immunologica in grado di scatenare il
danno intestinale nella celiachia.
È sicuramente ancora presto per prevedere quanto questa
scoperta potrà accelerare i tempi nella corsa verso la messa a punto di
un vaccino in grado di curare definitivamente la celiachia, ma
certamente le basi scientifiche per raggiungere questo risultato, atteso
da milioni di celiaci in tutto il mondo, si fanno sempre più
consistenti.
Umberto Volta
Presidente CSN-AIC






