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Tu sei qui: Portale Attività e Notizie Archivio Notizie La celiachia si veste di rosa: il Progetto Donna nel Lazio

La celiachia si veste di rosa: il Progetto Donna nel Lazio

"Come, dove e con chi" del Progetto Donna nella nostra regione. Specialisti riuniti a supporto dei medici di base per aumentare le diagnosi di celiachia tra le donne.

Abbiamo intervistato il Prof. Marco Silano - Coordinatore del Board Scientifico AIC e membro dell’Istituto Superiore di Sanità, nonché ideatore del progetto - e il Prof. Italo De Vitis - presidente Comitato Scientifico Regionale e gastroenterologo presso il Policlinico A. Gemelli di Roma - riguardo i primi passi dell’applicazione del Progetto Donna nel Lazio, l’iniziativa di AIC che vuole stimolare l’approccio alla diagnosi per aiutare sia le donne che i medici, a riconoscere la celiachia, anche in presenza di sintomi non classici.

Cos'è il Progetto Donna? Quali sono le motivazioni e le basi scientifiche di questa iniziativa?

Il Progetto Donna è un'iniziativa del Board Scientifico di AIC che nasce per aumentare la conoscenza della celiachia, sia tra la popolazione generale, che tra i medici del territorio, al fine di incrementare le diagnosi di celiachia tra le donne. Dei casi di celiachia stimati in Italia, due su tre riguardano il sesso femminile: le italiane con celiachia risultano essere circa 400.000 contro 200.000 uomini. Purtroppo nelle donne la celiachia può nascondersi dietro sintomi sfuggenti, spesso diversi dai classici disturbi gastrointestinali, e per questo resta spesso sconosciuta col rischio di provocare anemia, osteoporosi, aborti spontanei, difficoltà di concepimento, problemi ostetrici e del ciclo mestruale.

Come si traduce concretamente questo Progetto nella nostra regione? Che azioni sono state intraprese?

Inizialmente questo progetto, benchè valido, interessante e ben accetto dalle Istituzioni è rimasto inapplicato.

Molti dei medici impegnati con e in AIC vivono un dualismo: da una parte, la necessità di un continuo e proficuo approfondimento scientifico che li spinge a partecipare, spesso in prima persona, a ricerche volte a dare contributi concreti alle continue domande che l'universo scientifico prima, e gli stessi pazienti celiaci poi, pongono loro; dall'altra, la necessità di saper filtrare e, quindi, tradurre in pratica la grande mole di notizie che viene diffusa dalla ricerca stessa, ma anche dal "gossip" mediatico.

Sentiamo, in questo momento più che mai, la necessità di regole chiare, semplici e facilmente applicabili, ma ancor di più avvertiamo il bisogno di una collaborazione continua tra Istituzioni scientifiche (Ospedali e Università), sociali/politiche (Stato, Regioni, Asl), medici di famiglia e associazioni di pazienti, per rendere i percorsi diagnostici e di monitoraggio più snelli.

L'aumento di autodiagnosi e, ancor più, di diete prive di glutine auto-prescritte, crea confusione, spreco di risorse e ritardi nelle diagnosi.

Ciò che ultimamente è cambiato e che ha dato il via al progetto nella regione, è il desiderio maturato tra noi medici di dare ai pazienti una risposta concreta, mettendo in discussione noi stessi per primi e provando a collaborare, per superare quei ritardi e quelle incongruità procedurali di cui abbiamo preso coscienza. E allora, perché non realizzare nella pratica quotidiana quello che spesso facciamo per amicizia o per favore personale, come dare un parere, visitare un paziente con dei sintomi particolari e apparentemente fuori dal comune, che forse potrebbe essere celiaco? Visto che esiste un progetto, perché non metterlo in pratica?

Siamo partiti dando la precedenza alle donne, perché sappiamo che la celiachia ha una prevalenza maggiore nel sesso femminile, ma il Progetto Donna vuole essere un progetto rivolto a tutti, un’azione che aiuti a risparmiare salute, oltre che soldi, e che porti a galla la famosa parte sommersa dell'iceberg, arrivando alla diagnosi in tempi accettabili. Dopo esserci confrontati tra noi e con la nostra Direzione Sanitaria, verificata la possibilità di riunire gli specialisti dei principali campi che ruotano attorno alla celiachia, perché non provare? E perché non mettere questo nostro sforzo a  disposizione del territorio cui si rivolge la nostra realtà di riferimento, che sia azienda, ospedale, università o associazione? Perché non coinvolgere all’interno di percorsi strutturati, i nostri colleghi di medicina generale, che vivono la quotidianità dei propri ambulatori, fatta di nuemrosi impegni e imprevisti?

Noi ci siamo detti “proviamoci”!

Da gennaio infatti, all'interno del Policlinico A. Gemelli e del presidio Columbus di Roma, mettiamo a disposizione dei medici, generalisti o specialisti, un team di esperti, composto da gastroenterologi, ematologi, ginecologi, reumatologi, geriatri, endocrinologi, dermatologi, dietologi, che offre supporto nell'individuazione dei test da sottoporre al paziente e, quando necessario, indica uno specifico centro di cura o un medico a cui rivolgersi.

In ultimo, cosa vogliamo dire a quelle donne che sospettano di essere celiache?

Raccomandiamo di rivolgersi ai centri di riferimento della propria città, di non iniziare alcun tipo di dieta senza una vera motivazione e una consulenza specialistica, tanto meno quella senza glutine, di contattare i centri di ascolto AIC e di evitare il gossip mediatico che crea falsa informazione.

Approfittiamo, inoltre, di questa occasione per ringraziare AIC Lazio per il sostegno alle varie iniziative scientifiche legate al progetto e per l'impegno quotidiano nel promuovere attività di sensibilizzazione e informazione sull'esistenza della celiachia, sulle sue conseguenze, sulle possibilità diagnostiche offerte dallo Stato e delle altre facilitazioni di cui il celiaco può beneficiare.

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